
Un amore per sempre
Un amore per sempre Mara aveva conosciuto Giulio quando aveva quindici anni. Era una ragazzina molto bella. Altrettanto bello era Giulio che aveva qualche anno più di lei ed era alto, bruno e con gli occhi azzurri. Lei era studiosa e invece lui odiava i libri e preferiva divertirsi e vagabondare per la città. Più di una volta la ragazza gli aveva detto di mettersi d’impegno per diplomarsi, ma lui non studiava mai e non voleva fare niente.
Dopo che Mara aveva conseguito la licenza liceale, si erano lasciati, anzi per la precisione lei l’aveva lasciato perché non lo stimava e si era accorta che si rifiutava di lavorare, si univa ad amici più fannulloni di lui e viveva alle spalle dei genitori benestanti. Ma quando Giulio fu mollato, s’accorse di desiderare Mara con tutto se stesso, ebbe un periodo di sconforto che lentamente si trasformò in una specie di ossessione. Piangeva e voleva Mara, una vera dannazione, un desiderio ossessivo di lei. Finalmente tanto fece che riuscì a convincerla a rimettersi con lui.
Però, nel frattempo, aveva iniziato a frequentare dei ragazzi che si drogavano e ben presto spinse pure Mara a drogarsi. Andavano a fumare vicino ai pub o vicino le discoteche. Finché un giorno furono scoperti dalla polizia e furono denunziati.
Mara dovette andare in tribunale con i genitori e subì tutta una serie di umiliazioni vergognose. Dopo di che, lo lasciò di nuovo e volle andare a studiare in un’altra città. Si allontanò dal ragazzo per alcuni mesi, ma un bel giorno se lo ritrovò dietro la porta di casa. Giurava che aveva smesso di usare droga. La desiderava, l’amava perdutamente ed era pronto a fare tutto quello che lei voleva. Si era iscritto all’università, ma aveva bisogno di un posto per dormire. Mara fu tanto sciocca da accoglierlo in casa.
Ripresero a stare insieme. Giulio la portava sempre fuori a divertirsi. Mara gli aveva chiesto dove prendesse i soldi di cui disponeva e lui aveva risposto che glieli mandava suo nonno. Invece frequentava un giro di gigolò: delle anziane signore pagavano lautamente i bei giovani che elargivano le loro prestazioni sessuali.
Mara non dava più esami e i suoi genitori si lamentavano di questo. Comunque tutto andò bene sino a quando un giorno un’amica le svelò la vera attività di Giulio. Cominciò a urlare come una pazza e non voleva crederci. In effetti, scoprì che s’incontrava con un’anziana signora. Lo affrontò mentre i due stavano entrando in un albergo e lo apostrofò in modo sprezzante. Gli diede del farabutto e disse che non voleva vederlo più.
Giulio lasciò in asso la signora e raggiunse Mara, la supplicò di perdonarlo, disse che la desiderava disperatamente e amava solo lei. Mara fu irremovibile e non gli diede ascolto. Quella che per Giulio era una dannazione, per la ragazza si trasformò in una persecuzione. L’aveva buttato fuori di casa e lui dormiva dentro un sacco a pelo davanti al suo portone. Una mattina lo trovarono che non rispondeva più perché aveva la broncopolmonite. Quando lo raggiunse all’ospedale, Mara ne ebbe compassione, lo perdonò ancora e lo riprese a casa. Ricominciò a studiare e a dare gli esami e lui andò a fare il cameriere in un ristorante. Lavorava e prendeva molte mance cosicché in poco tempo riuscì a raccogliere i soldi per l’acquisto di una motocicletta.
Un mattino di festa, appena svegli, si erano abbracciati e Giulio le aveva detto: -Sai amore mio, tu sei sempre stata la mia dannazione, l’unico desiderio della mia vita. Non ho mai voluto studiare, però ricordo una poesia di cui non so né l’autore né il titolo. Diceva così:
Se tu desideri lui e lui desidera te,
il resto del mondo scompare,
perché un uomo su mille vuole te
e con te sprofonda in ogni mare.
- Capisci Mara, nella vita io sarò sempre pronto ad affrontare per te ogni tempesta, perché ti desidero e se non ti avrò, preferirò morire.
Quel giorno era vacanza e stavano andando al mare con la moto. Giulio non si accorse in tempo di una macchia d’olio che si trovava sulla loro corsia. La moto slittò e fecero un volo di duecento metri. Mara morì sul colpo. Giulio invece morì durante il tragitto in ambulanza. Mentre lo trasportavano, udirono che diceva in continuazione: - Mara, Mara, Mara, come sta Mara? Mara, Mara dov’è Mara? Mara, Mara, Mara, voglio Mara. -
Il suo amore lo aveva preceduto nella morte e gli infermieri dell’ambulanza tirarono quasi un sospiro di sollievo quando s’accorsero che anche lui aveva esalato l’ultimo respiro.
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